VOLA VOLA
IL VOLA VOLA SECONDO ME: 10, 100, mille VOLA VOLA
IL VOLA VOLA SECONDO LUI: 2005 - 2006 - 2007 - 2008
10, 100, mille…VOLA VOLA
Giugno 2005. Ero sul treno che tornava da Milano. Erano le 2 di notte. Semi-addormentati insieme a me nella cabina, c’erano i miei due compagni di avventura per quella volta, Andrea ed Emidio. Tornavamo, da quello che, secondo me, è il torneo più bello di Frisbee Freestyle: il Vagolino. Ero carico e adrenalico come non mai: insieme ad Emidio avevo centrato un 3°Posto a sorpresa. Era solo la seconda volta che andavo a Milano, (l’anno prima con Andrea, avevo giocato lì, per la prima volta, un torneo di frisbee) ma già ero (e sono) irrimediabilmente innamorato dello stile di gioco della terra dei “mille” che per me erano il flow della Milano Counter Old School e l’entusiasmo e la tecnica di tutta la Nuova scuola del freestyle lombardo. Quella notte decisi che avrei cercato di far rivivere a Roseto, una scena simile, o quanto meno ricambiare l’ospitalità dei ragazzi. Decisi che avrei organizzato un torneo di Frisbee. Si sarebbe chiamato Vola Vola. Molti penseranno che il titolo deriva dalla “famosa” canzone dialettale abruzzese (in realtà chiamata “Vola Vola Vola). Un pò è vero, perchè il titolo, me lo suggerì in uno scambio di battute, quando il “delay” era poco più di un sogno, il mio vecchio amico e compagno di frisbee della prima ora, Cristiano. Ne fui definitivamente convinto dopo quelle ultime giornate milanesi, quando nel mitico tempio del Freestyle, la palestrina dell’AIF di Valentino De Chiara, vidi, appeso ad un muro, un manifesto…

IL VOLA VOLA VISTO DA LUI
Le splendide storie che potete leggere sotto, le ha scritte Luigina Tasini, per tutti la “Lui”. Fino a poco tempo fa erano postate sul suo Blog personale, che ahimè non c’è più. La nostra mi ha voluto omaggiare di queste piccole chicche imperdibili (soprattutto perchè parlano bene di me..eheheh)

foto di sarmax
VOLA VOLA 2005
Roseto degli Abruzzi. Ovvero: tremate, tremate, le streghe son tornate…
…le streghe, così per non farla tanto lunga, siamo io, l’Ele e l’Ilaria. Accomunate da un destino plasticoso, morosi/mariti freestylers, divise solo nel momento del tifo, con un giorno di anticipo abbiamo festeggiato Halloween con berretti da streghe e macumbe devastanti contro chi non partecipava alla “nostra” festa: mettiamola così: il 99% dei freestylers NON ha avuto una notte di passione, se la nostra magia ha fatto effetto…e per usare un eufemismo. I tornei hanno la capacità di farmi regredire: torno alla magnifica età di 11 anni, con tutti gli annessi e connessi: sparo cazzate, mi diverto con niente, faccio le chiacchierine con le amiche, e sparlo di tutti. Un piacere infinito.
Roseto poi, con il “quid” in più di Halloween e la possibilità del travestimento, ha avuto un bel po’ di punti in più.
Come se gliene servissero: è tutto andato perfettamente bene, e anche la mia bilancia ringrazia, visto che adesso può sparare la lancetta in alto come non f
aceva da tempo.
Direi di partire proprio da questo:
i nostri tornei di frisbee freestyle mi ricordano tanto il mio nonno.
Partiva, il mio nonno, la domenica mattina sul tardi, con i suoi amici (il più giovane di 65 anni, fino ad approdare al rimbambito del gruppo, 80 e passa) e aumentando la percentuale di rischio sulla strada, tutti insieme si mettevano in auto: e via, per le stradine di campagna a cercare osterie.
Tornava, il mio nonno, alle 8 di sera, pieno come un otre, leggermente alticcio e allegro, e ci raccontava di pranzi devastanti, che cominciavano alle 11,30 e finivano alle 4 del pomeriggio…
Si vede che geneticamente ci portiamo dietro questo bisogno di ingozzarci come dei maiali, e bere come delle spugne: sempre di più i tornei italiani si stanno avvicinando a percorsi eno-gastronomici, e subito dopo le gitis il discorso più “sentito” è “no, guarda, io preferisco gnocchetti, sarà che è periodo di funghi, e con quei porcini….”…
Quando parliamo “dove facciamo il prossimo torneo?” è facile sentir dire: “bè, direi a Lecce, è ora di mangiare un po’ di pesce…”
So per certo che si cercano freestylers sardi perché c’è una gran voglia di “pocceddu”…(abbiate pazienza: non so come si scrive, ma conosco perfettamente l’idilliaco sapore…)
Insomma, poi si capisce perché le finali sono “leggermente” decadenti.
Nel senso che, dopo un sabato sera a bere vinelli locali, caffè ed ammazza caffè, cercando di ammazzare anche la pecora che ora vive in noi, con tutti gli arrosticini che ci siamo ingurgitati, è facile che poi, il giorno dopo, il frisbee pesi 1.600 grammi, contro i reali 160…
La finale è partita alla grande, con un concentrato di errori da guinness dei primati, che Danilo e Andrea sono riusciti ad accumulare in soli 4 minuti. Voglio dire: dopo i 2 meravigliosi “lanci iniziali” di Silvia, esattamente agli angoli più lontani del suo partner Claudio, che ha cercato, poverino, ha cercato di salvare, ma oltre i 45 km. orari proprio non riusciva a correre, direi che Danilo & Andrea hanno raggiunto l’apice del “ecco: questo è ciò che NON bisogna fare in una finale di freestyle”.
E’ un metodo “induttivo” di insegnamento, si vede…
Comunque, se volete leggervi l’articolo serioso andate su www.shrednow. com
Qua, si sta a sparlare…
tipo:
ma Tom Leitner…
ora, Tom è “cresciuto”. Da quando si è fatto la morosa è serio, voglio dire, si mette lì, fa i conteggi, non è mai in ritardo…sono cose che fanno pensare, dai!
Per fortuna, alla Halloween festa è uscita la sua vera anima: cioè Tom Leitner che fa il rapper, e canta e fa il dj con disc-music anni ‘80 (non me ne voglia l’amico intenditore di musica dell’altro blog…in quanto a musica abbia raschiato il barile, come si suol dire…)…
Era tempo, di vederlo così. Insomma, serio sì, ma Tom a noi “ci piace” fuori come un balcone, oppure non c’è più religione, mettiamoci in giacca e cravatta ed andiamo a fare i rappresentanti di elettrodomestici…
In quanto a “fuori come dei balconi” stiamo sistemati bene, comunque.
Non sto a farne l’elenco, ci si conosce tutti, via…
Comunque: il torneo, dicevo.
Ora, la ruota della fortuna bisognerebbe proprio, dico, proprio metterla fra la lista delle “cose di cui non si può proprio fare a meno, per essere tamarri e felici per sempre”.
Checchè se ne dica, l’influenza della televisione è “deleteria”, e fra gira la ruota, veline e rappresentanze ufficiali inventate, in questo torneo abbiamo fatto un “viaggio” fra le migliori e più rappresentative banalità che il “media system” ci offre:
e penso che riuscire ad ironizzare su tutto ciò faccia del gran bene.
Danilo ha creato un contest devastante, meraviglioso, ironico, complicatissimo:
neanche il reality show “La Talpa” è riuscito a creare tanta confusione nella mente dei telespettatori.
Danilo ha vinto lo Spirit of the Game, e se l’è meritato tutto e di +: ma ci fosse stato il premio come “regista del torneo ermetic-popolar-etilico”, direi che non ci sarebbe stato bisogno neanche della votazione: era suo a furor di popolo.
Lo amo: chi crea situazioni del genere ha tutta la mia stima e un tot. di invidia pure: chi ha tanta morbosa fantasia ha tutta la mia incondizionata approvazione.
Tornando al torneo (e vabbè, cosa ci volete fare, non ho tanta voglia di parlare di torneo, oggi…):
28 giocatori sono sempre una bella cifra.
Ormai i nostri cugini oltreoceano avranno travasi di bile ogni volta che facciamo un torneo: ci rimediamo in più noi, ad ogni tappa, che loro ad un contest di fama internazionale.
Lungi da me essere maligna nei loro confronti…solo leggermente “eheheheh” strega:
in questa “caccola” di Nazione, che se guardi sul mappamondo fa tenerezza per quanto è piccolina, smuoviamo più che in quell’”altra” parte, che occupa da sola 3/4 del mappamondo di cui sopra…
son soddisfazioni, dai!
Insomma, un gran bel torneo.
Di gioco tanto, e come sempre, il migliore “fuori dalla gara”; di cibo tanto, di musica tanta, di allegria tanta. Di bel tempo tanto, di bella gente tanta, di belle fighine tante, Silvia per prima, che sarà anche la più rompipalle (”ma io devo mangiare!” “ma io ho male ai muscoli!” “ma io mi sono appena alzata!”) ma resta comunque ed indiscutibilmente carina carina carina; di gioco tanto, di vino tanto, di divertimento tanto…
E fra i + simpatici del gruppone, nominerei Angelo: che insieme a Silvia è un contestatore (”io il giudice non lo voglio fare!”), ma che ci ha fatto veramente, veramente divertire:
e come sempre, ne viene fuori una cosa:
Saranno anche tornei, e sicuramente tutti vogliono giocare bene e vincere, ci mancherebbe…
ma sempre di più l’amicizia si fa “forte”.
E ci mancano i freestylers che non sono potuti “esserci”.
A loro dedico la frase finale di questo post da “addetti ai lavori”:
Se questo è Sport (e lo è), è lo Sport più bello del mondo: e noi, che ne facciamo parte, siamo gli sportivi più fortunati: perché dello Sport abbiamo preso l’essenza più “utopica”:
appartenenza, fatica, crescita, divertimento.
Hasta la vista, Pueblo!
LUI TASINI
VOLA VOLA 2006
Vola Vola 2006. Ovvero: latte, caffè, e un fiore di caramello sulla panna
Ci sono molti tornei, nel mondo del frisbee freestyle. Alcuni sono “ufficiali” seri, quelli che “si deve andare perché sì”: il mondiale per esempio, ed anche l’Europeo. Sono i tornei che determinano le classifiche generali, in presenza di tutti (o quasi) i giocatori del mondo (o d’Europa). Sono tornei che, a prescindere da “dove” si fanno, devono rispondere a canoni ben precisi, che permettano al giocatore di avere il massimo conforto e le condizioni ideali di gioco. Poi ci sono i “tornei leggenda”, quelli che hanno segnato la Storia di questo sport. Sono i tornei che “bloccano” le date della stagione, impedibili per il valore aggiunto: Il Paganello a Rimini e il Vagolino di Milano sono quelli che, per motivi assolutamente diversi (e talvolta opposti), sono nel cuore dei freestylers. Ci sono le date che si ripetono e che alternativamente vengono “rispettate” o meno, a seconda di varie condizioni (economiche, per la maggior parte dei casi): Viareggio, Podersdorf: meritevoli, ma non ancora diventati “imperdibili”. E infine ci sono i tornei “flash” nascono, vivono una stagione, poi scompaiono. Nel panorama italiano, però, c’è un torneo che, alla sua seconda edizione, sta già entrando prepotentemente nella lista dei “tornei leggenda”: è il “Vola Vola” di Roseto degli Abruzzi.
Ora, diciamocelo pari pari: L’organizzazione del torneo è come la preparazione di un cappuccino perfetto. non si può prescindere dal latte, dal caffè, dalla presentazione. L’organizzatore sta alla manifestazione come il latte al cappuccino: tutti sono capaci di fare un cappuccino, ma la scelta del latte, la panna, la giusta temperatura, sono variabili che fanno la differenza. Poi, si sa, il cappuccino deve anche avere il caffè giusto: la miscela deve essere superiore, ben tostato, non deve essere pressato, né avere quel sapore di bruciato che “ammazza” il latte più buono. Il caffè sono i giocatori che partecipano al torneo. Infine, il cappuccino “ideale” deve essere servito con cura. Il cameriere deve essere cortese, gentile, sorridente. La tazza pulitissima, come il cucchiaino, e il tutto presentato con vari tipi di zucchero: bianco, di canna, dietetico, e bustine di miele…. La presentazione è la location. Bene, dopo questa lunga prosopopea sul cappuccino perfetto, veniamo al Vola Vola: Location: la spiaggia.
Che ha una sabbia ideale, dura al punto giusto.
Ma anche la possibilità di giocare “fuori” dalla riva del mare è importante:
ed ecco allora un carpet inventato, nuovissimo, immenso:
un carpet blue/yellow, di proporzioni mostruose, che ha riscosso un successo strepitoso. Non solo: oltre al torneo, ecco nascere un eco-villaggio. Stand che parlano di energia pulita, di commercio equo-solidale, di prodotti naturali, e di prodotti tipici. Il tutto in una pineta dietro la spiaggia, con bar in legno, panchine, giochi per bambini, il sollievo di un’ombra fresca.Poi: aperitivo pre-pranzo e pre-cena. Gratuito, abbondante, sempre differente, con prodotti tipici locali, di pesce e carne: risotti, salumi, porchetta, pesce, bruschette, formaggi, e altro ancora, accompagnati da vini pregiati, bianchi, rossi, rosati. Il tutto servito da ragazzi sempre sorridenti, pronti ad accoglierti con il sorriso, una battuta e piatti sempre pieni di leccornie a sostituire quelli vuoti…
In quanto a presentazione, il Vola Vola merita un dieci. Il torneo:
Danilo Torzolini, l’organizzatore, ha pensato a tutto.
Da giocatore ha “capito” le esigenze dei suoi amici.
Pasti e bevande gratuite. Pasti cucinati con cura, deliziosi, abbondanti, a disposizione dei giocatori direttamente sulla spiaggia…
Musica “random” egregia: Max il dj ha reso felici tutti noi. Regali e premi di qualità: un lavoro sulla sponsorizzazione che merita tutto il nostro rispetto. L’idea della Battle of Roseto: non solo competizione, ma anche gioco, a divertire i players e il pubblico… Uno staff gradevole, attivo, sempre pronto ad accogliere le richieste di tutti noi: amici, alla fine, e questo non avviene sempre. Danilo è un latte intero, fresco, che produce la schiumina bella densa, temperatura perfetta, che non ustiona ma non ti dà i brividi di freddo: Danilo è la componente-latte perfetta per un cappuccino perfetto.
In quanto ad organizzazione un altro 10 per il Vola Vola. E infine i giocatori, il caffè del nostro cappuccino.
La stagione è stata lunga.
Estremamente densa di avvenimenti, che da Pasqua ha fatto viaggiare i nostri giocatori in lungo ed in largo per l’Europa.
Money & work & school sono le tre dominanti che ci massacrano: ad essere ricchi, nulla facenti e laureati, potremmo anche farceli tutti i tornei, ma di Bill Gates non ce ne stanno tanti, da noi, per cui era quasi fisiologico che non ci fossero numeri grandissimi al torneo.
Ma 22 giocatori non sono pochi.
Anzi.
E poi la “qualità” dei giocatori era alta, rendendo interessante la competizione, e dando, al pubblico, uno spettacolo molto appassionante.
La gara è stata vissuta in modo positivo,molte delle coppie erano inedite e quindi anche molto interessanti, dando anche ai giocatori quel pizzico di apprensione e curiosità che non guasta mai.
Vincere era importante, ma anche “provare” i nuovi compagni, creare routines diverse, scegliere musiche accattivanti, esercitare, insomma, tutte le leve giuste per arrivare sul podio meritevolmente, consapevoli di avere sfruttato tutte le potenzialità che questo sport regala.
Il caffè era ottimo, insomma.
E anche per la qualità dei giocatori, il Vola Vola conquista un dieci. Ma.
Ma ci sono tante piccole cose, che ci fanno sorridere, quando prendiamo un cappuccino:
per esempio il cioccolatino sul piattino, il bicchierino d’acqua fresca, di fianco alla tazza, un fiore disegnato col caramello sulla schiuma.
Sono quelle piccole cose inutili che però ci fanno scegliere un bar piuttosto che un altro, che rendono la vita speciale, anziché ordinaria.
Al Vola Vola c’era il pubblico: tutto intorno, a guardare, applaudire, ridere dei giochi, partecipare alle piccole gare.
C’erano i miei amici flickreriani che hanno fatto foto straordinarie.
C’era Tom Leitner che, come ormai ci ha abituato, ha fatto tutto il “lavoro sporco ma necessario” dei fogli di gara e delle giurie.
C’era la voglia di divertirsi, che ha animato i nostri giocatori, che, al termine della competizione, hanno sparato fucilate di frisbee in cielo e fatto le palettate…
C’era la consapevolezza di essere dei privilegiati, ad appartenere ad un mondo così, specie finché ci saranno tornei così.
E tutto questo era quel “quid” che ha fatto conquistare la lode al Vola Vola, a rendere il cappuccino “il” cappuccino, a dare un’altra volta la sensazione che questo torneo ha tutte le carte in regola per entrare nei “tornei leggenda” con il Paganello e il Vagolino.
Un torneo, insomma, che non si può perdere.
Perché perderlo è come rifiutare un cappuccino perfetto, è come essere a dieta tutta la vita, è come rinunciare ai piaceri della vita per quelli stupidi della vanità…
ps: per chi non ama il cappuccino:
la formula è applicabile anche ad altro:
frisbee senza silicone, freestyle senza il vento perfetto, routine senza difficoltà, Piccio senza Gitis, Clay senza giri, Fabio senza la V, Ale senza il codino, Silvia senza il grugno quando gioca, Tom senza roller, i mancini maledetti che giocano clock…insomma, ci siamo capiti…
LUI TASINI
VOLA VOLA 2007
Roseto. Ovvero: delle domande grandi come costellazioni, delle risposte semplici come un applauso che vola, vola via, ma ne puoi sentire l’eco
c’è una cosa che è più difficile del “costruire” un evento:
è replicarlo.
e replicarlo.
e replicarlo.
il perché in fondo è semplice da intuire:
il numero zero è un’incognita, troppe cose possono variare, succedere, la gente può rispondere bene, o non rispondere affatto.
se il numero zero va bene, e rimane unico, può anche entrare nella leggenda:
“ah, io c’ero!”
se al numero zero segue il numero 1 e poi 2, eccetera, allora il lavoro diventa più duro:
bisogna essere in grado di andare incontro alle aspettative, migliorarsi, alzare lo standard di qualità, dare qualcosa in più, ma senza “alterare” il messaggio iniziale che era quello vincente, ecc.
l’esperienza aiuta, certo.
ma non basta.
non basta mai…
quando Danilo ha detto “sì” ai Campionati Europei all’interno del Vola Vola, il suo torneo sulla spiaggia di Roseto degli Abruzzi, probabilmente ha subito “captato” che ciò che doveva dare era quel “quid” in più che ci si aspetta da un torneo ufficiale di Federazione, a cui non avrebbero partecipato i “soliti italiani”, ma anche giocatori provenienti da altre Nazioni.
e dopo un mondiale con qualche problema logistico, immagino che Danilo sia stato preso da un’ansia piuttosto forte:
non a caso vendono quintalate di Maalox, in farmacia.
immagino cosa sia stato andare dagli sponsor, e dagli albergatori.
cercare aiuti per riproporre un Vola Vola con spettacoli, stand, con “nuove cose”, sempre però rispettando il vecchio stile vincente:
un torneo in un contesto vario, dove ecologia, studio, teatro, musica, giocoleria, si fondono, creano sinergie, si alternano, si susseguono senza soluzione di continuità.
e, cosa più importante, dove il torneo è sempre il fulcro della manifestazione.
immagino la sofferenza di Danilo nel guardare i 7.000 siti di meteo e leggere:
“pioggia”
“pioggia e vento”
“temperature in calo”
c’è niente di peggio di un torneo sulla spiaggia, spostato in una palestra?
sessanta giocatori che nello zaino vorrebbero ritrovare sabbia, al loro ritorno a casa, ed invece staranno chiusi per 48 ore fra 4 mura?
(e voi, voi che non vivete in mezzo ai freestylers: potete anche solo immaginare cosa significhi stare 48 ore con 60 freestylers in una palestra? no? leggete Dante. Inferno…)
immagino, poi, Danilo che scrive e-mail, chiede assicurazioni sulle prenotazioni, accende il pc e trema all’idea di leggere “I’m sorry…”, telefona al tipografo e le locandine non sono pronte, le cartoline non hanno il nome dei fotografi, gli stand non saranno montati prima di giovedì, il gruppo musicale arriva tardi, il vento ha portato via il grande striscione, fuori ci sono 7 gradi, la spiaggia è deserta, la sabbia entra negli occhi, l’albergo chiama perché ci sono dei ragazzi che non avevano prenotato, ma non ci sono quelli che invece dovevano arrivare, la pizzeria non ha abbastanza posti, anzi sì, ma alle nove, anzi no, alle dieci, due giorni e tanti giocatori, tutto da fare, creare, organizzare.
immagino.
organizzare un torneo è sempre problematico.
ma creare un evento sinergico è qualcosa di molto più complicato.
ogni segmento deve essere curato, ogni artista ha domande, aspettative e pretese differenti, tutte da soddisfare;
è un gioco di incastri, pazienza, nervi saldi, e una domanda grande come una costellazione che ti sorge spontanea “ma chi me lo ha fatto fare?”
chi mi lo ha fatto fare di mettermi in un lavoro così che toglie energie al mio lavoro primario, che mi toglie sonno e probabilmente mi farà pure rompere qualche amicizia, perché lo stress, e la solitudine, e dei “no” mi peseranno come macigni;
chi me lo ha fatto fare di prendere anche la gestione degli alberghi, che aiuta i giocatori ma mette in crisi me, che mi trovo con 15 camere vuote e due residence pieni, che mi fa correre da qui a là, e comperare ciabatte per l’energia elettrica, e sentirmi dire “sì, ma scusa, l’energia elettrica dove la prendo?”;
chi me l’ha fatto fare di prenotare una palestra, tranquillo almeno su quel problema, e scoprire che l’unica volta che fanno un concorso lo fanno l’8 e 9 settembre, l’unico fottuto concorso da vigile urbano che si sia mai fatto a Roseto degli Abruzzi, e lo faranno proprio lì, nella palestra e lo faranno fino al venerdì, e forse era meglio se facevo il concorso piuttosto che impazzire così, perché chi me lo ha fatto fare di dire “sì” ai Campionati Europei, chi, chi, chi?
già, chi?
poi arriva la domenica.
non si sa come succeda, ma arriva sempre la domenica, che segna la fine del campionato,
arriva la domenica e Danilo è davanti al tavolo delle premiazioni,
arriva l’ultima mezz’ora e ci si rende conto che non ha mai piovuto, che da venerdì 60 e passa giocatori sono sulla spiaggia, la animano, la vivono, ci giocano, gareggiano.
arriva la domenica e ci si accorge che tutto è volato via, come ci si aspetta da un torneo che si chiama Vola Vola, semplicemente volato via, come sempre succede con le cose belle, volato il torneo, con tanti ragazzi nuovi, felici di essere lì, e dispiaciuti che sia domenica, e la musica della tarantella ha fatto ballare chiunque, e quella ska ha fatto scatenare tutti, e la birra bevuta al gazebo, mangiando pasta fatta in casa era la più buona, e lo staff del torneo era fantastico, tutto volato via…
davanti al tavolo delle premiazioni, attorniato da 60 e passa giocatori provenienti da tutt’Europa, Danilo ha parlato, raccontato, spiegato.
l’emozione era un accenno di tensione nella voce, niente di più.
ma il lungo, lunghissimo applauso che è seguito, l’applauso che ha continuato per minuti, e ha fatto alzare in piedi 60 e passa giocatori, Danilo, forse, non se l’aspettava.
così lungo che avrà finito le batterie del video di Fabio, spellato le mani, incuriosito la gente che è venuta a vedere chi, cosa meritasse un applauso così lungo…
così lungo che Danilo ha capito due cose:
che sì, allora sì, accidenti, sì, gli veniva da piangere, per l’emozione, ed è scappato in mezzo a quei giocatori, che l’hanno accolto in un abbraccio;
e che quella era la risposta alla domanda:
quei sessanta giocatori, quell’abbraccio collettivo, quell’applauso lunghissimo:
ecco, era quella la risposta.
era per loro che l’aveva fatto, che non aveva dormito, che era stato teso, talvolta arrabbiato.
perchè il frisbee è il suo sport,
il freestyle il suo mondo,
i freestylers i suoi amici.
e così, grazie a quella risposta, a Roseto degli Abruzzi ci sarà sempre un torneo di frisbee ad aspettarci.
e noi saremo sempre lì, ogni volta, a volare con lui, e grazie a lui.
grazie, Danilo.
di tutto.
Lui tasini
VOLA VOLA 2008
Che poi, dire frisbee
Che poi, dire frisbee.
Decisamente limitativo, quando si parla di uno sport inserito al Vola Vola.
Perché sulla spiaggia di Roseto degli Abruzzi, il 18 e 19 ottobre scorso, il frisbee è diventato spettacolo ai massimi livelli, ma anche trait d’union fra lo sport e uno spazio di comunicazione.
In un fine settimana dal cielo corrucciato ma che ha regalato un vento perfetto, pioggia notturna e giornate asciutte, il Vola Vola si è, ancora una volta, dimostrato l’evento innovativo, coerente, spettacolare e caratterizzante che ogni anno i giocatori di frisbee (e il pubblico) aspettano di vivere.
Ci vogliono passione ed energia per ‘fare’ un Vola Vola.
Quella passione che fa incontrare trenta giocatori su una spiaggia finalmente libera, splendida, mai ‘chiusa per inverno’.
Quell’energia che fa creare un villaggio-messaggio eco-sostenibile, con stand interessanti, dove fermarsi, informarsi, ascoltare, imparare;
energia che sfida i luoghi comuni che vogliono la spiaggia viva solo tre mesi all’anno e la anima, nel modo più positivo: facendo giocare anche il pubblico, creando l’occasione per imparare un nuovo sport che crede nella auto-disciplina sportiva, nel rispetto nell’avversario, nel divertirsi anche quando si gareggia ai massimi livelli…
Energia, passione, voglia di credere in un modo nuovo di fare sport e creare un evento:
queste sono le caratteristiche del Vola Vola, dei suoi organizzatori e di chi vi partecipa.
Il frisbee è una delle anime di questo evento,
quella più spettacolare.
I freestylers, anche per quest’edizione 2008, hanno portato routines incredibili, spettacolo puro, confermando ancora una volta, ce ne fosse stato bisogno, che gli italiani sono, ora, i migliori giocatori al mondo.
Lo hanno dimostrato creando nuove performances, nuovi team, spesso inediti, talvolta così inediti che le routines venivano create lì, sulla spiaggia, in attesa del momento della gara.
Nomi illustri nel panorama del frisbee freestyle mondiale, giocatori che hanno vinto, in questo lungo anno sportivo, tornei mondiali, europei e che si sono presentati al Vola Vola consapevoli di avere un appuntamento altrettanto importante:
il Campionato Italiano.
Dopo anni di ‘anarchia’, il frisbee freestyle si è infatti riappropriato della dimensione sportiva e seria, associandosi alla Federazione Italiana di Frisbee (F.I.F.D.) e a Roseto degli Abruzzi si è disputato il primo torneo ufficialmente riconosciuto.
Un ulteriore fiore all’occhiello per il Vola Vola, che ora vanta tornei prestigiosi nel proprio ‘Curriculum’, quali un Europeo e un Italiano oltre alle varie edizioni di contest internazionali.
Ma per i freestylers, il Vola Vola non è solo sport.
E’ anche altro.
E’ incontrarsi su una spiaggia bella, in una città accogliente, dove ascoltare buona musica live e interessanti persone che parlano di come si può vivere in una società equa, solidale, pulita, proiettata verso un futuro sostenibile.
Che poi, dire frisbee.
Decisamente limitativo, no, per descrivere il Vola Vola?
Lui Tasini
