Vola Vola o Muerte!
Molte persone della mia città, durante questi ultimi due mesi mi hanno chiesto del Vola Vola…si fa?… Non si fa?…
Stesse domande per l’Ecofestival.
Mi piacerebbe riassumere quattro anni in un articolo, ma ho paura di fare solo un lungo ed interminabile elenco di mancanze e recriminazioni, così come di gioie e vanti.
Molte cose in merito (sia Ecofestival, che Vola Vola) hanno cessato di farmi rimuginare, molte altre mi fanno sorridere per l’ingenua ebbrezza di certi momenti.
Durante questi anni, dicevo, ho sempre avuto in testa il progetto mentale di scrivere qualcosa di profondo, in merito, che toccasse le anime di tutti voi, ma fortunatamente sono stato impegnato a pensare ad amenità paragonabili o forse superiori al Vola Vola.
Ci siamo detti con Omar (l’altra parte del carrozzone, ad oggi), la sera della vigilia del Vola Vola 2008 che qualcosa avevamo sbagliato in quattro anni nonostante il cuore (e il portafogli) gettato oltre l’ostacolo più volte. “Ci vuole più comunicazione. Ci vuole più impegno. Più soldi. Più amici. Più visibilità. Più accreditamenti”. E altri cazzi, ci siamo detti.
L’ecofestival (ovvero la festa dell’ambiente e dell’energia) non si fa perché Omar non c’è. È in Cina per lavoro e non lo rivedremo tanto presto. Lui era il catalizzatore dell’intera parte Eco. Amo ricordarlo mentre prende
da parte l’assessore all’ambiente di Roseto nel suo ufficio con le poltrone in pelle umana, mentre cerca di spiegargli il ciclo naturale della vita. Un vero visionario. Ad onor di cronaca, dico da qui che quelli in Comune gli hanno fregato più volte idee contando sul fatto che non poteva vigilare: ricordo il progetto “città in gioco” e “adotta un albero” (e già Omar…ora lo sai…pure questo).
Oltre Omar, l’associazione e/o gruppo di amici non ha espresso forze in grado di dare un seguito alla sua assenza. E quando intendo forze, penso a cose tipo aver voglia di andare a pagare un bollettino alle poste.
Tutti gli altri, sono stati AL PARI indispensabili quanto noi due, solo che ad un certo punto sono saltati giù, e a malo modo. C’è chi ha il mal di pancia al solo sentire la parola associazione, chi ha preferito prendere altre strade e chi ancora continua a criticare. A tutti auguro di capire bene, quando e cosa cercare. Sappiate che io non mi metterò mai contro di voi…solo, coraggio, la nostra città ha bisogno di forze vive ed umili.
Il Vola Vola (ovvero il torneo di Frisbee) per rispondere alla maniera popolare si fa. Non ci saranno parchi, megapalchi, macchine ibride, tappeti in pvc, matasse di fili elettrici, politici sorridenti, tecnici del suono sordi, aperitivi a scrocco, scenografie da recita delle scuole medie e tutto ciò per cui molti mi hanno posto più volte le due domande sopra.
“Devi cambiare il nome. Devi tenerlo. Organizza un torneo di calcio saponato. Mettici le Harley Davidson. Più rock meno taranta. Più arrosticini meno formaggi. Alza il prezzo della birra. Vattene a Pineto. Spostalo a Giulianova. Devi farti dare più soldi. Devi mettere le tette sul manifesti. Basta eventi, pensa a lavorare. Vaffanculo, ti ci sei fatto i soldi col torneo. Basta mi fai andare in paranoia. Sono convinta che ce la farai, non ascoltare nessuno. Ti capisco ma non ti appoggio. Fallo insieme al beach tennis. Ma fallo in estate caxxo!”
…grazie a tutti quelli che si sono sentiti di dirmi come “svoltare”. Custodirò gelosamente i vostri consigli per quando sarò l’assessore alla cultura del Burundi.
Dicevamo. Si fa. Dicci come…vi dico come.
Ci saranno una battigia e un playground di basket ammorbidito (nessuno che lo monta e bestemmia), 2 gazebi messi in croce, qualcuno che mi fa attaccare la corrente o al massimo un generatore, qualche bandiera (nessuna nuova!) e striscione di addobbo, più muri vuoti che manifesti non appesi, i jammers scampati dalle ultime vicissitudini extrafrisbistiche, l’immancabile t-shirt dell’evento (non resisto) e la cucina di mia madre. Di una cosa sono sicuro della vita. Può morire Berlusconi, scoppia la pace in Palestina, il Senegal vince il mondiale, Tom sbaglia un under the leg, beh… mia mamma cucinerà per 100 persone quando ce né sarà bisogno per 30. E’ cosi. Ci sarà una festa. Il solito party stile Vola Vola. Ma soprattutto ci saranno le persone, che invito già da ora, che senza sentirsi obbligati da vincoli di amicizia o dal fatto che non riusciranno a trovare la più nascosta sagra della marrocca in quel periodo, sanno o hanno saputo da altri cos’è lo “spirito” che ha contraddistinto il Vola Vola in questi anni.
Persone che non hanno mai capito che cos’è una “Gitis” o un semplice “Under the leg”, che non capiscono regole e punteggi, ma vorrebbero tanto sapere perché quel mattacchione di Tom non è venuto, perché i bolognesi animano sempre le feste, che Clay è stravagante nel suo modo di vestire, che Nando e Lorenzo “so di casa”…e altre cose così, semplici, che ti chiedi che in fondo basta poco per divertirsi.
A molti non piacerà più, e non verranno. È la vita. Vi comprendo. Altri si sentiranno sollevati, finalmente,almeno tutto questo a qualcosa è servito.
Dunque, da questo momento sono in apnea per la 5^ edizione del Vola Vola, torneo di Frisbee che non conosce “crisi” perché è in crisi esistenziale da una vita, che ce la fà perché non è tenuto in vita dal lucro, ma solo da una sana passione fuori moda.
Il leggero senso di frustrazione di chi arriva a metà strada e gli dicono, “ricomincia da capo” , è qui sotto la scrivania che mi osserva, ma è più forte la voglia di lanciare la nuova sfida di lavorare con poco per far crescere la cultura del frisbee con lentezza, pazienza e costanza, memore degli sbagli passati dovuti all’eccesso di entusiasmo.
Come diceva una mia cara amica in uno scambio datato di mails…la semplicità è un punto di arrivo.
Per gli amanti dei numeri e delle previsioni meteo le date sono 17 e del 18 ottobre. Se piove o fa freddo si fa lo stesso.