Si scrive FRISBEE
Si scrive FRISBEE:
Alcuni credono che si scriva come si pronunci… Frisby (politicamente corretto), altri, addirittura.. Frisbi (politicamente scorretto). Quelli sicuri di se, credono di onorare la lingua della Regina regalandosi(ci) un bel termine anglofono… freesbe. Molti, che sono poi, quelli che non se ne fregano nulla e si scocciano se mai uno glielo dovesse chiedere… direbbero sicuramente frisbie. Gli americani, scopritori e fervidi giocatori da decenni, si sono arresi a chiamarlo Disc.
Si scrive FRISBEE. Ad alcune persone, ma sono sicuramente alieni, la parola in questione evoca immediatamente l’immagine della bicicletta ibrida (quella a motore). Cristiano Godano dei Marlene Kuntz, nonostante sia stato insignito dall’Accademia della Crusca di un riconoscimento per i suoi testi, ha titolato una canzone del loro terzo album “rotule come freesbie“. I più stizziti preferiscono usare la dizione “quel coso“. Una signora di 80 anni che passeggia in riva al mare quando mi alleno, sostiene che il lancio del sottovaso sarà lo sport del futuro. Nessuno ha mai negato di aver provato almeno una volta nella vita a tirare il…mmmmmm…come si chiama….il coperchio del Dixan! F-R-I-S-B-E-E. Girando un pò, qua e là, per il Web, noterete come la maggior parte dei siti frisbistici (o frisbeestici?) contengono da qualche parte la clausola:
“Frisbee è un marchio registrato da Wham-O Inc. Questo sito non ha alcuna affiliazione con Wham-O Inc…” Insomma…la Wham-O da quando ha riciclato l’idea a Fred Morrison (che nel 1937 durante un pic-nic lo battezzò Pluto Platter…divertente vero?) non ha reso un servizio all’umanità. Se è vero che ha
contribuito a far conoscere al mondo il gioco del Frisbee non ha saputo emanciparlo facendolo diventare uno Sport. Infatti, “Frisbee” è solo un marchio con cui la Wham-o (proprietaria dello stesso) identifica questo oggetto di plastica circolare e che nessuno può usare se non autorizzato (pagando suppongo) o usando le relative clausole di dissociazione (in realtà bastano?).
Per un giocatore di frisbee serio (intendo che sia arrivato a questo punto dell’articolo), passare dal mondo delle jam o del catch & throw, per entrare in quello delle aule giudiziarie, significherebbe perdere tempo e soprattutto tralasciare la vera essenza dello sport…ovvero…lo spirito del gioco, tant’è che tutto rimane immutato da decenni.
Dovete sapere, che Italia, è in atto una specie di Rivoluzione del Frisbee, condivisa da tutti i giocatori appartenenti alle diverse società sportive presenti sul territorio:
far diventare il Frisbee, in pochi anni, un vero e proprio Sport, con tutti i crismi, i santi e i benedetti riconoscimenti del caso (tipo il CONI).
Paradossalmente la Federazione Italiana (FIFD), come quelle americane, (FPA e WFDF) promuovono il “Flying Disc” per non trovarsi, dunque, alle calcagna gli avvocati della Wham-O (che nel frattempo è diventata cinese).
Capirete da soli il paradosso.
Insomma, per farla breve, chiederete voi, “ma allora il frisbee o come cavolo si chiama, è uno sport o non lo è?”
Il Frisbee è uno sport…santo cielo se lo è! Solo che, rispetto agli altri sport, non va molto di moda, contrariamente a quanto sostenevano tutti, dopo aver visto Totti che ci armeggiava a bordo piscina in tutti i rotocalchi estivi. Non va molto di moda perché ha a che fare con ciò che manca oggi nello Sport di massa: la bellezza. Esattamente come il pattinaggio, la ginnastica, il nuoto sincronizzato, ecc. In queste discipline oltre all’aspetto tecnico, dato dalla difficoltà dell’esercizio, c’è quello artistico, che non solo comprende la bellezza dell’esercizio, ma anche l’integrazione e la fluidità dell’esecuzione. E’ una gioia rara vedere un pattinatore, un ginnasta o un jammer volare, apparentemente immuni dalle leggi fisiche, e fare cose impossibili facendole sembrare semplici, naturali e piacevoli.
Negli ultimi 50 anni la concezione dello sport è molto cambiata. Esso è diventato sofferenza: pensiamo al ciclismo con tappe obbligate di 250 km con tre gran premi della montagna, o alla maratona con 40 km da correre, o al Tennis, dove devi imparare a sparare bordate di 200 km/h. Bisogna forzare le resistenze umane e soprattutto fare un tot di rinunce. Pensiamo al Frisbee: la tecnica è essenziale; si devono conoscere i trucchi base e tutte le variazioni classiche. Apprenderne il funzionamento, per poi fargli fare quello che vuoi tu, è una pratica che crea un legame fisico, vitale e stilistico con esso. Il frisbee è uno stile di vita, mentre il Tennis apparentemente no.
La competizione tra jammers è un fatto di bellezza, stile e onore, mica come nei 100 metri di corsa. Il vero premio è il riconoscimento dei tuoi simili, non una medaglia. Per accertarsene basta andare a una competizione di Frisbee, poi a un raduno di Atletica, e confrontare l’atmosfera che si respira tra gli atleti.
Alla fine, credo che se Sport debba essere (e lo è) si debba affrancare prima di tutto nell’uso corretto e libero del termine e diventare quest’ultimo proprietà di tutti. Intendo dunque, entrare nel normale linguaggio di una persona. Liberarsi dalla concezione di essere uno Sport esclusivo e difficile da definire.
Si scrive Frisbee, è uno sport, probabilmente il più bello del mondo, è l’unico che mette sullo stesso piano uomini, donne e animali. Servono tecnica a vagoni, pratica quotidiana, stile e inventiva; è uno sport di gruppo o singolo ma non necessariamente di competizione.
E’ innanzitutto uno stile di vita e poi anche un attività fisica e a volte anche molto sofferta , volete mettere il disagio di non trovare qualcuno per una jam almeno il fine settimana?
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